CULTURA E SOCIETA'                                                 ALTO ADIGE

 

Giappone. Soprattutto sulla coscienza degli urbanisti giapponesi è gravato il peso del disordine nelle grandi città essendosi essi trovati coinvolti nella drammatica ricerca di tecnologie al servizio dell'unica costruzione possibile, cioè la megastruttura

 

I GUAI DI METROPOLIS

 

La densità della popolazione giapponese é nel suo insieme due volte maggiore di quella italiana: ne deriva un diffuso senso di costrizione ed una limitazione dei parametri fondamentali dello spazio.

Le città non hanno una struttura urbana consolidata, come nelle  città europee, dove sono presenti diverse epoche storiche ognuna con le sue tracce più o meno emergenti. Non esistono neanche centri focali della totalità urbana definibili in termini spaziali, come «centro storico» «piazza», «cuore della città» ; c’ é solo la presenza, a testimonianza del passato, di templi e di palazzi imperiali immersi in vasti giardini e però queste costruzioni mantengono la loro individualità plastica senza divenire parte di un sistema cittadino.

La prima immagine del  paese é costituita dalle autostrade sopraelevate e a più piani o dal treno a monorotaia che corre per circa tredici chilometri dall’ aeroporto internazionale di Tokyo sino al terminal presso il baricentro della città. Gli spazi fra

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gli edifici sono molto ridotti ed i fabbricati sembrano spuntati a caso, senza nessun gusto. Dietro le luci notturne e le insegne pubblicitarie si nascondono migliaia di metri quadrati di calcestruzzo grigio e di vetro opaco; il groviglio dei fili elettrici e telefonici forma una rete grigia sopra le strade nerastre; la superficie destinata alle strade, rispetto alla intera area urbana, é molto scarsa, rappresentando circa un terzo della media occidentale.

Nelle città, e soprattutto a Tokyo, la pressione esercitata dallo sviluppo enorme del dopoguerra su una vecchia ragnatela di strade e case inconsistenti sembra essere sul punto di rottura

I problemi all’interno di Tokyo erano già abbastanza gravi nel 1960, quando Kenzo Tange propose il suo piano che prevedeva di collegare l’ unico centro cittadino attualmente esistente ad una direttrice estesa verso la baia della città. Sebbene le fotografie del notevole plastico dell’ idea progettuale siano divenute celebri nel mondo, non vi fu mai alcuna speranza reale nel paese che questa proposta fosse realizzata. finora nessuna azione drastica e nessun piano ad ampio respiro é stato intrapreso per risolvere i problemi urbani di Tokyo e di conseguenza la celebre calca di viaggiatori dei treni suburbani continua a peggiorare ed il traffico diviene sempre più caotico.

All’interno delle zone urbane la politica del governo é rimasta quella adottata nel corso della ricostruzione postbellica e cioè quella di incentivare mediante sussidi i miglioramenti di più vitale necessità: districare la rete di strade per creare quartieri cittadini sufficientemente grandi sostituendo le vecchie costruzioni con fabbricati moderni, aree di verde attrezzato e servizi dl zona.

Nonostante i sussidi, tuttavia, e malgrado l'apparenza esteriore di un elevato tenore di vita, la pressione esercitata sullo spazio si insinua all’interno delle case: ad eccezione di alcune ricche residenze private, la dimensione di tutti i nuovi alloggi é minuscola. Lo spazio vitale degli appartamenti costruiti nell’ambito del piano governativo per gli alloggi é piccolo sia in confronto al livello tradizionale giapponese che a quello tradizionale occidentale moderno: la sua dimensione é infatti assai minore della metà di quella di un appartamento occidentale equivalente.  

Una famiglia vive generalmente in due stanze, di cui una, la famosa "stanza giapponese", arredata molto semplicemente con sole stuoie, un tavolino a gambe corte e molti cuscini, serve sia da sala da pranzo che da camera da letto.  

Anche con tutte le economie e tutti i sacrifici di cui la gente é ancora capace, il compito di ricostruire le città giapponesi è colossale, mentre lo spirito civico dei giapponesi non é molto sviluppato: il contrasto tra lo sfacelo delle strade e l’ impeccabile lindore degli interni é una delle caratteristiche più notevoli della vita giapponese moderna. A parte qualche limitato intervento di arredo urbano stradale, la maggior parte delle spese pubbliche per i miglioramenti su più ampia scala sino ad oggi realizzati é stata resa possibile solo grazie all’ introduzione di uno stimolo artificiale. Nel caso di Tokyo lo stimolo fu rappresentato dai giochi olimpici del 1964. La città si concesse allora cinque anni per prepararvisi e realizzò una rete ferroviaria spettacolare, che si sviluppa sia a livello stradale che sotto di esso, autostrade, parchi, complessi di ricreazione, alberghi. Nel caso di Osaka, lo stimolo venne dall’ Expo ’70 - Esposizione Mondiale del 1970.

Architetti e pianificatori di ogni parte del Giappone affermano tuttavia che sono necessari rimedi molto più radicali. Meglio che nella maggior parte degli altri paesi, essi si sono resi conto che le promesse dell'architettura del ventesimo secolo sono ancora ostacolate dall'ignoranza, dalla mediocrità e dalle restrizioni economiche; hanno capito quanto futile sia affaticarsi per la perfezione di un solo edificio, quando esso troverà poi posto in un povero quartiere fitto di cavi, insegne e prodotti commerciali. Come su tutti gli architetti moderni, é gravato sulla loro coscienza il peso del disordine attuale e di conseguenza essi si sono trovati coinvolti nella drammatica ricerca, iniziata alla fine degli anni Cinquanta, comune all’avanguardia internazionale, di una nuova era in cui la tecnologia si ponga al servizio della costruzione: l’ Età della Megastruttura.

Mario Basso

 

 

  

IL LUNGO CAMMINO ATTRAVERSO L'ARCHITETTURA DELLA SCUOLA GIAPPONESE

Il lungo cammino attraverso l’architettura della scuola giapponese

Il mondo conosce l’ architettura giapponese principalmente sotto due aspetti. L’ uno - tutto delicatezza e leggerezza, nudi soffitti di legno, pareti di carta «shoji» che corrono silenziosamente - può essere definito «tradizionale turistico» perché non é l’ unico vestigio della tradizione ma soltanto il più evidente. L’ altro - pieno di forza e convinzione, robusto calcestruzzo ed equilibrate strutture d’ acciaio - si può chiamare «modernismo architettonico», perché non é l’ unica manifestazione della nuova architettura ma soltanto la più diffusa professionalmente: é il nuovo orgoglioso stile del Giappone.

All' inizio del secolo non esistevano scuole di architettura e di ingegneria e tanto meno architetti giapponesi. Le costruzioni, sia di carattere’ civile che religioso, erano disegnate e costruite da abili carpentieri e capomastri che si tramandavano l’arte ed il mestiere di generazione in generazione.

I padri dello stile moderno del paese nel periodo antecedente alla seconda guerra mondiale sono Kunio Mayekawa e Junzo Sakakura, che di ritorno dagli studi di Le Corbusier hanno creato opere eminenti e di grande vigore, abbandonando il passato, evitandone le parodistiche imitazioni e prendendo a modello il genere stilistico di Marsiglia e Chandigarh, caratterizzato da strutture di cemento armato a vista di enormi dimensioni.

La generazione di qualche anno più giovane, laureatasi nel corso della guerra, cui é spettato costruire sulle ceneri dei bombardamenti, costituisce ancora una fondamentale fonte creativa. Vi sono compresi architetti di risonanza internazionale quali Yoschnobu Ashihara, Junzo Yoshimura e Kenzo Tange, considerato quest’ ultimo dall’ opinione comune e dalla critica il maestro dell’ architettura giapponese: di sua creazione sono i famosi palazzi dello sport per i giochi olimpici del 1964, che consistono in un grande fabbricato coperto per le piscine e lo stadio del ghiaccio, atto ad ospitare 15.000 spettatori, e di un padiglione sportivo multifunzionale più piccolo, capace di 4000 posti.

Proseguendo in ordine cronologico, troviamo i cinquantenni di oggi, che laureatisi dopo la seconda guerra mondiale, hanno iniziato una propria pratica autonoma dopo il 1960. Appartengono a questo gruppo architetti dinamici quali Otani, Kikutake e Kurokawa. Questi due ultimi, formarono e diressero un'associazione che si intitolò «Gruppo Metabolista».

Essi affrontarono il problema dell’obsolescenza del costruito e proponendo strutture Jibere e tali da potersi adattare ad ogni progresso tecnologico: Kurokawa propose capsule prefabbricate ammorsate ad enormi grattacieli elicoidali. Kikutake disegnò cellule abitative attaccate alle superfici interne ed esterne di larghi cilindri galleggianti sull’ acqua. Ma queste visioni poetiche del movimento metabolista si sono dimostrate inapplicabili alla vita quotidiana. Ad eccezione della torre a capsule per scapoli di Kurokawa, costruita nel quartiere di Ginza a Tokyo nel 1971, pochissimi concetti metabolisti furono realizzati ed il declino delle visioni metaboliste iniziò rapido con l’esibizione di Osaka nel 1970, dove il vuoto ideologico delle loro proposte si manifestò in tutta la sua interezza.

Lo stile elaborato degli architetti giapponesi con velocità impressionante ha dato origine ad un’ ondata straordinaria di raffinamento del gusto, passando dalla fase «brutalista» dei primi anni del dopoguerra, caratterizzata dalle geometrie astratte e dal grigio calcestruzzo a vista, a forme, materiali e colori capaci di suscitare effetti sensazionali. La nuova architettura giapponese è  a mezza strada tra il Funzionalismo e Formalismo, Teocrazia ed Umanesimo.